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GIOCHI SCACCHI
Il Giuoco degli Scacchi non è solo un ozioso passatempo....Parecchie importantissime qualità della mente, che sono utili nel corso della vita umana.

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Giochi scacchi: elementi del gioco come si gioca a scacchi.
SCACCHI
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Scacchi

introduzione                   Scarica il gioco degli scacchi Download

<< Il Giuoco degli Scacchi non è solo un ozioso passatempo. Parecchie importantissime qualità della mente, che sono utili nel corso della vita umana, s'acquistano o si rafforzano mediante quel giuoco, cosicchè diventano abitudini pronte ad ogni occasione. Perché la vita è una specie di gioco di scacchi, in cui abbiamo spesso dei punti da guadagnare e dei competitori o avversari con cui contendere; e in cui c'è una gran varietà di buoni e cattivi eventi, i quali sono, entro certi limiti, effetti della prudenza o della mancanza della medesima. >>

Benjamin Franklin

Scacchi Gioco da tavolo per due persone. Vengono utilizzati 32 scacchi, 16 neri e 16 bianchi per ciascun giocatore, composti di un re, una regina, due torri, due alfieri, due cavalli e otto pedoni. Si gioca su un tavoliere quadrato, chiamato scacchiera, diviso in 64 caselle alternatamente bianche e nere, disposto in modo che ciascun giocatore abbia la casella bianca nell'angolo inferiore destro.

Scacchi Gioco da tavolo per due persone. Vengono utilizzati 32 scacchi, 16 neri e 16 bianchi per ciascun giocatore, composti di un re, una regina, due torri, due alfieri, due cavalli e otto pedoni. Si gioca su un tavoliere quadrato, chiamato scacchiera, diviso in 64 caselle alternatamente bianche e nere, disposto in modo che ciascun giocatore abbia la casella bianca nell'angolo inferiore destro.

Nel corso dei secoli furono usati i più disparati materiali per i pezzi degli scacchi, dal legno alla pietra, dall'avorio all'osso, ad argento, oro, bronzo e alabastro; frutto dell'abilità di esperti artigiani, molte scacchiere costituirono vere opere d'arte. Attualmente gli scacchi sono realizzati in legno o plastica; ne esistono piccole versioni portatili e varianti elettroniche nelle quali il giocatore sfida il computer.

- La Morale degli scacchi - (1779)

Si è voluto iniziare questo lavoro con le parole di Beniamino Franklin che – credo – rispondano in buona parte alla domanda rivoltami da una giovane madre allorché mi chiese perché si debba insegnare gli scacchi già nelle scuole primarie.
Il termine scacco matto viene fatto derivare dal persiano « shàh màt » ovvero « il Re è perduto ». Da shàh originano anche i termini: scacco (ital.), chess (ingl.), échecs (fr.), schach (ted.), adjedrez (spa), shakhmaty (rus), sahovski (serbo-croato), sakk (ungh.).
Gli scacchi sono un giuoco (definiamolo così) in cui non si finisce mai di imparare e su questo incide anche il fatto che in una partita di 40 mosse quelle possibili - incluse quindi anche tutte quelle non buone - sono miliardi e miliardi (25x10 115 per l'esattezza). Ma se questo è solo un fatto numerico che prescinde dalla logica del gioco, così come avviene nella musica dove l'ampia possibilità di combinare matematicamente le note nulla ha che vedere con il senso armonico, ha tuttavia la sua importanza quando si tratta di sviluppare un tema in modo specifico. La capacità di prevedere il concatenarsi di mosse dirette a realizzare un piano strategico, l'abilità concepire la partita come un tutt'uno scegliendo la migliore di molte alternative richiedono grande concentrazione, conoscenza profonda e fantasia creatrice.

La partita a scacchi

Lo studio degli scacchi, giacché di studio vero e proprio si può parlare, comporta una enorme mole di lavoro, diretto ad acquisire la padronanza del gioco attraverso l'apprendimento ragionato delle tre fasi attraverso cui si svolge la partita a scacchi . Queste, com'è noto, sono:
  • l'apertura
  • il medio gioco
  • il finale.
Nell’ordine suddetto, ognuno di questi tre momenti è interconnesso con l'altro, nel senso che ne è la logica premessa.
L'apertura è la prima fase di gioco guidata dal principio della rapida mobilitazione dei pezzi. Essa si conclude con l’arrocco. I vantaggi di materiale o di posizione acquisiti in apertura sovente si mantengono fino al termine. Nel centro partita (detto anche medio-gioco) la capacità combinativa attuata con una successione di manovre può indirizzare in modo positivo un incontro equilibrato ovvero capovolgere le sorti dell'incontro stesso, qualora questo fosse iniziato male. L'ultimo atto della partita è il finale, contraddistinto dalla maggiore attività del Re dopo il cambio dei pezzi. L'esito dell'incontro, nel finale, dipende quasi sempre dalla possibilità di portare un pedone fino all'ultima traversa promuovendolo a pezzo.
Può accadere che semplificazioni in apertura portino direttamente al finale, senza passare dal centro partita, oppure che la partita si concluda direttamente in apertura a causa di gravi errori commessi nelle prime mosse, ovvero che la fase centrale risulti tanto decisiva da indurre uno dei contendenti all'abbandono.
Il preciso trattamento del finale, una volta arrivati, è comunque sempre decisivo. Si può ancora essere in tempo a correggere 7 errori, purché non catastrofici, commessi in apertura o nel centro partita, ma nel finale una leggerezza anche minima conduce a conseguenze irreparabili. Per questa ragione lo studio dei finali negli scacchi rappresenta un sezione "specialistica" vera e propria, dove autori illustri hanno speso anni della loro vita per stabilire in quali situazioni canoniche, con o senza il tratto, il finale possa dirsi vinto o patto. Non si raccomanderà mai abbastanza agli appassionati di studiare con metodo e dedizione la "noiosissima" e vastissima branca dei finali, dove prevale la tecnica pura.
Capablanca, grandissimo campione di scacchi, suggeriva di cominciare lo studio partendo dai finali. L’apparente paradosso ha un suo logico fondamento, poiché imparare a concretare la vittoria con pochi pezzi insegna ad ottimizzare le loro potenzialità, a concretare una posizione superiore, a giocare con precisione giacché - come detto - nel finale anche una piccola inesattezza può sovvertire le sorti della partita.
Imparare a giocare non è difficile. Le regole fondamentali ed i movimenti dei singoli pezzi si assimilano in poco tempo. I ragazzi, ovviamente, sono favoriti nella velocità d'apprendimento, ma tutti possono, con buona volontà, impadronirsi delle tecniche di base per giocare discretamente. E’ importante non aver fretta. I concetti, anche i più difficili in apparenza, si digeriscono con la pratica di gioco e con l’analisi delle proprie sconfitte.
Si impara di più dalle proprie sconfitte che dalle vittorie, magari "rubacchiate" per qualche svistaccia dell'avversario. Per questo sarebbe bene cercare di giocare quanto più possibile contro giocatori più forti, con cui le sconfitte pesano meno e formano un bagaglio di esperienza impagabile. Forti giocatori, con le debite eccezioni, non si nasce ma lo si diventa. Il talento costituisce grosso modo il venti per cento della forza un campione, ma l'ottanta per cento è sicuramente formato dal lavoro speso nello sforzo di migliorarsi. Infine, bisognerebbe durante la partita non mirare subito ad uno scaccomatto quasi sempre impossibile (salvo che non ne sia data l'occasione da un gioco maldestro dell'avversario) ma a costruire un piano strategico.
La fretta, ricordiamocelo - è quasi sempre cattiva consigliera. Per imparare bene occorre molto tempo speso nello studio e nella pratica di gioco.
Non bisognerebbe tanto aspirare ad essere dei campioni imbattibili - nessuno lo è mai stato ed anche i migliori maestri al mondo hanno subito cocenti sconfitte – quanto piuttosto riuscire a giocare al meglio delle proprie capacità nel rispetto dell'avversario.
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