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TEORIA DELL'INTERESSE
Le informazioni sulla teoria dell'interesse della finanza che riguarda l'economia finanziaria come borsa, banche e altro.....guardia di finanza in ambito militare italiano europeo e internazionale.

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Finanza: teoria dell'interesse finanziario delle finanze.
Cos'è l'interesse?
Si può anche sbagliare a scrivere teoria dell'interese!
TEORIA DELL'INTERESSE FINANZIARIO
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La teoria dell'interesse

Gli economisti classici, fra i quali Adam Smith e David Ricardo, definirono interesse il rendimento del capitale investito, ossia il reddito, analogo ma distinto dalla rendita della terra, percepito dal proprietario del capitale. Il tasso di interesse era quindi determinato direttamente dalla produttività del capitale investito. Karl Marx considerò l'interesse una delle tre componenti (profitto, rendita e interesse) in cui si divide il plusvalore complessivo.
Il filone teorico che spiega l'interesse per mezzo della produttività del capitale fu sviluppato da Böhm-Bawerk: poiché i metodi di produzione più produttivi sono anche i più indiretti, essi richiedono un periodo di produzione più lungo e quindi un maggior volume di risorse anticipate; gli incrementi di produttività così ottenuti contribuiscono a determinare il livello del tasso d'interesse, che costituisce il prezzo pagato a quanti si astengono dal consumo e forniscono quelle risorse; la necessità di pagare tale prezzo, secondo Böhm-Bawerk, discende dalla preferenza psicologica per i beni presenti rispetto a quelli futuri. L'interazione di tale preferenza con la produttività del capitale spiega quindi l'esistenza e l'entità del tasso d'interesse. Questa teoria fu sistematizzata da Irving Fisher con la nozione di "preferenza temporale". Le teorie che ravvisano nella preferenza per i beni presenti rispetto a quelli futuri una determinante del tasso d'interesse, che integra l'altra componente – la produttività del capitale – sono state in qualche modo anticipate dalla "teoria dell'astinenza", secondo la quale l'interesse è per l'appunto il prezzo pagato per indurre a risparmiare reddito presente e incrementare il capitale produttivo.
John M. Keynes propose una diversa concezione del tasso d'interesse: anziché venire determinato dalle forze reali dell'economia, e cioè dalla produttività del capitale, l'interesse è visto come un fenomeno puramente monetario, determinato cioè dall'offerta e dalla domanda di moneta, la quale dipende a sua volta da vari moventi, fra i quali la preferenza per la liquidità.
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