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VACANZE IN TOSCANA
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Le vacanze toscane

Introduzione
Toscana Regione amministrativa dell’Italia centrale; si affaccia a ovest sul mar Tirreno e confina per breve tratto con la Liguria a nord-ovest, con l’Emilia-Romagna a nord, con le Marche e l’Umbria a est, con il Lazio a sud. È ripartita nelle province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena; capoluogo regionale è Firenze. Dipende amministrativamente dalla Toscana un vasto gruppo di isole, che costituiscono appunto l’Arcipelago toscano, per la maggior parte incluse nella provincia di Livorno, e per il rimanente in quella di Grosseto.
La regione deriva il suo nome, nonché la sua più profonda impronta culturale, dai primi abitatori in età storica, gli etruschi, che i romani chiamarono inizialmente etrurii, poi tusci. La Toscana si estende per 22.993 km² e ha una popolazione di 3.638.211 abitanti (2007). È quindi tra le regioni più vaste ma non tra le più popolate: la sua densità media è di 156 abitanti per km², alquanto inferiore rispetto alla media nazionale (198). Solo il confine con l’Emilia-Romagna e le Marche poggia su precisi elementi morfologici, coincidendo quasi ovunque con la linea di spartiacque dell’Appennino tosco-emiliano (vedi Appennini); gli altri limiti amministrativi della regione hanno una delineazione politica e sono cambiati nel corso dei secoli.

Territorio
La Toscana ha la forma di un grande triangolo, che prospetta a ovest sul mar Tirreno, è nettamente marcato a nord dall’Appennino tosco-emiliano, ma risulta senza precisa demarcazione a est. Ben due terzi del territorio (66,5%) sono occupati da colline, il 25% da montagne, il rimanente 8,5% da pianure: la Toscana è dunque una tipica regione collinare, come in genere le altre regioni dell’Italia centrale. La sezione montana include tutto il versante tirrenico dell’Appenino tosco-emiliano e gran parte del cosiddetto Antiappennino. L’Appennino tosco-emiliano è un sistema montuoso piuttosto compatto, caratterizzato da una serie di contrafforti che si dipartono a pettine dalla catena principale, con direzione prevalente da nord-ovest a sud-est; si mantiene sui 1.500-2.000 metri di quota (Corno alle Scale, 1.945 m; monte Falterona, 1.654 m, da cui trae origine il maggior fiume regionale, l’Arno). A una di queste dorsali si collega una delle più note catene montuose della Toscana, le cosiddette Alpi Apuane (che culminano nel monte Pisanino, 1.946 m).
I pendii montani sono generalmente ricoperti di boschi e pascoli; tuttavia non mancano, in corrispondenza dei suoli argillosi e, quindi, soggetti facilmente a frane ed erosioni, versanti aridi e brulli, talora intagliati da profonde incisioni (calanchi). Spettacolari sono le “balze”, cioè ripidi pendii modellati dall’erosione, che circondano la città di Volterra.
Nell’Appennino si aprono numerosi valichi, taluni fondamentali per le comunicazioni tra l’Italia settentrionale e quella centrale; tra i principali si ricordano i passi della Cisa (1.041 m, percorso dalla strada e dall’autostrada Parma-La Spezia), dell’Abetone (1.388 m, il passo più elevato di tutti gli Appennini), della Porretta (932 m) e della Futa (903 m), che rispettivamente collegano Pistoia e Firenze con Bologna. Tra le dorsali montuose si aprono valli ampie dalle caratteristiche inconfondibili. Solitamente hanno denominazioni che non derivano da quelle dei fiumi che le attraversano e che hanno contribuito a formarle con i loro depositi alluvionali: così la valle del fiume Magra si chiama Lunigiana, l’alta valle del fiume Serchio ha nome Garfagnana e l’alta valle dell’Arno è denominata Casentino.
L’Antiappennino toscano non costituisce un sistema montuoso unitario, e nemmeno omogeneo quanto a natura e origine geologica; comprende invece massicci e brevi dorsali isolate, che interessano il settore centrale e meridionale della regione. Tra i principali rilievi vanno annoverate le Colline Metallifere (1.060 m), i cui giacimenti erano già sfruttati dagli etruschi, e il monte Amiata (1.738 m). Nel territorio circostante queste elevazioni, cui si possono anche aggiungere i monti del Chianti (massima cima il monte San Michele, 893 m), si stendono i famosi colli toscani, che digradano con dolci ondulazioni, intercalate dai caratteristici poggi, verso i corsi dei fiumi: tipici i paesaggi del Senese, della zona a sud-ovest di Firenze.
Oltre a essere molto limitate, le aree pianeggianti sono estremamente frammentate. Lungo la costa i due unici tratti di pianura di una certa estensione sono la Versilia, che si sviluppa per una cinquantina di chilometri, dalla foce del Magra alla foce dell’Arno, ed è immediatamente chiusa alle spalle dalle Alpi Apuane, e la Maremma o pianura dell’Ombrone Grossetano, estesa tra Piombino e il confine con il Lazio, dove in parte prosegue. Più vaste sono le pianure interne, che corrispondono in effetti alle conche delle maggiori valli fluviali. Le principali sono perciò quelle formate dall’Arno, in particolare il Valdarno Inferiore, che si allunga da Firenze al mare; relativamente estesa è anche la Valdichiana, o pianura di Arezzo, che occupa il fondo di un antichissimo lago, prosciugata e bonificata mediante la costruzione del canale maestro della Chiana. Tuttavia, pur nella loro ridotta superficie (complessivamente occupano circa 2.000 km²), le pianure toscane – tra cui la Maremma, oggi bonificata – rappresentano un’area di forte attrazione e di grande sviluppo urbano.
La costa, che si allunga per 330 km tra la foce del Magra e il promontorio dell’Argentario, è in genere bassa, sabbiosa e poco accidentata; la sola insenatura di rilievo è il golfo di Follonica, situato tra il promontorio di Piombino (in provincia di Livorno) e Punta Ala (in provincia di Grosseto). Il porto più attivo della regione, quello di Livorno, è artificiale.
La Toscana ha una grande ricchezza di corsi d’acqua; peraltro la morfologia frammentata del territorio fa sì che si tratti in genere di fiumi brevi e dal bacino ridotto. L’Arno è il fiume toscano per eccellenza; non solo per la lunghezza (240 km) e l’ampiezza del bacino idrografico (8.247 km², circa un terzo della superficie regionale), ma soprattutto perché la sua vallata costituisce l’area su cui, storicamente ed economicamente, gravita da sempre la regione. Tuttavia anche l’Arno non si differenzia molto dagli altri corsi d’acqua toscani, che hanno un regime torrentizio, con una portata estiva scarsa e frequenti piene primaverili e autunnali, non di rado con straripamenti e inondazioni anche disastrosi, come l’alluvione di Firenze del novembre 1966. Il maggior fiume che sfocia a nord dell’Arno è il Serchio (111 km), che nasce dall’Appennino tosco-emiliano, percorre la Garfagnana e bagna la piana di Lucca; a sud è l’Ombrone, o più esattamente Ombrone Grossetano (161 km), che nasce sui monti del Chianti e sfocia nel Tirreno a sud-ovest di Grosseto.
Gli unici laghi di un certo rilievo sono quello, assai pittoresco, di Massaciuccoli (6,9 km²), in provincia di Lucca, legato ai ricordi di Giacomo Puccini (che visse qui per lungo tempo ed è sepolto nella vicina località di Torre del Lago Puccini) e il lago (o laguna) di Orbetello (26 km²), in provincia di Grosseto.

Clima ed Ambiente

Anche nelle condizioni climatiche la Toscana mette in evidenza quella che è la sua più tipica caratteristica geografica, cioè il fatto di rappresentare una regione intermedia tra l’Italia padana e l’Italia mediterranea. Il clima è quindi in linea di massima mite, ma non privo di connotazioni di continentalità; gli influssi marittimi del Tirreno si affiancano a quelli montani legati alle altitudini dell’Appennino. Così l’estate è fresca sui rilievi, ma molto calda e afosa nelle conche vallive (16 °C in media in luglio-agosto all’Abetone, che è a quota 1.388 m; 25 °C a Firenze, con massime che raggiungono i 37 °C). L’inverno è mite nelle località situate lungo la pianura costiera, ma rigido nelle valli interne, con temperature prossime a quelle della Pianura Padana: si registrano i 9 °C in Versilia e i 4 °C a Siena o ad Arezzo. Tuttavia, per limitarsi agli ultimi anni, nel 1991 a Firenze si sono toccati i -17 °C; il capoluogo regionale ha in genere quasi 40 giorni all’anno con temperature al di sotto degli 0 °C.
Le stagioni intermedie sono le più piovose; comunque la Toscana è, tra tutte le regioni d’Italia affacciate sul mar Tirreno, quella con minori precipitazioni. Le minime, sui 700 mm annui, si registrano nelle valli più interne, chiuse agli influssi dei venti umidi provenienti dal mare; le massime, sui 1.500 mm annui, corrispondono ai versanti più elevati dell’Appennino e delle Alpi Apuane, che al contrario hanno un’azione “di cattura” dei venti umidi di origine atlantica.
Coinvolta in un forte sviluppo economico, che privilegia l’industria e il turismo balneare di massa sulla costa, la Toscana ha problemi non indifferenti di inquinamento delle acque e dell’aria, e soffre inoltre di un grave dissesto degli alvei fluviali (a cominciare da quello dell’Arno) e dei versanti montani, frequentemente soggetti a frane.
Tra le aree protette si ricordano il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano (condiviso con l’Emilia-Romagna), il Parco regionale della Maremma (o Parco dell’Uccellina), il Parco regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, il Parco regionale delle Alpi Apuane, il Parco demaniale della foresta dell’Abetone, nonché il rifugio faunistico di Orbetello.

Flora e Fauna

Quanto alla vegetazione, la Toscana assomma specie tipiche dell’area montana, persino alpine, e specie spiccatamente mediterranee: ne deriva un panorama naturale assai vario. Tutta la fascia immediatamente retrostante la costa, caratterizzata da colline che raggiungono un’altitudine di 300-400 metri, è occupata da specie mediterranee: tipica formazione vegetale è la macchia sempreverde, sia con arbusti (mirto, rosmarino, lavanda, erica, corbezzolo, lentisco ecc.) sia con alberi (leccio, pino domestico e marittimo). È un’area che a più riprese, sin da epoca remota, ma soprattutto a partire dall’Ottocento, è stata oggetto di interventi di bonifica e di riforestazione.
L’area detta submontana, sino a circa 1.000 metri di quota, ha invece la sua flora più peculiare nei boschi di castagni e di querce, che rivestono i versanti dell’Antiappennino e dell’Appennino; al di sopra, sino ai 1.700 metri (di conseguenza solo sull’Appennino), si stendono le foreste di faggi e abeti. Complessivamente i boschi occupano quasi 9.000 km² e stanno progressivamente aumentando in modo spontaneo a causa dell’abbandono, da parte dei contadini, di vaste aree un tempo coltivate. La Toscana è la regione d’Italia con la più estesa superficie di territorio tenuta a bosco, pari a due quinti di quella regionale; tuttavia si tratta perlopiù di boschi che non consentono un’abbondante produzione di legname. Scarse sono inoltre le aree (tra cui la citata foresta dell’Abetone) coperte da foreste di conifere alpine. Infine i tappeti erbosi dei pascoli montani ricoprono le poche zone situate al di sopra dei 1.700 m di quota; l’estremo nord dell’Appennino, grosso modo tra il passo della Cisa e il monte Corno alle Scale, rappresenta il limite meridionale sino a cui si spingono alcuni fiori alpini, come la genziana purpurea.
La fauna, un tempo ricca e varia, è stata decimata da secoli e secoli di attività venatoria: la Toscana è infatti la regione con il più alto numero di cacciatori (intendendo per tali quanti annualmente richiedono il relativo permesso). La Maremma ospita ancora il cinghiale e pochi esemplari di capriolo e di cervo; più numerose sono, soprattutto nelle aree montane, le popolazioni di tasso, lepre e volpe. Tra gli uccelli, di passo o stanziali, si annoverano abbastanza numerose la starna, la beccaccia e la tortora; ma soprattutto interessante è la fauna della laguna di Orbetello, che comprende varie specie di trampolieri e altri uccelli acquatici ( folaga, germano ecc.).
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