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STORIA DELLA GEOGRAFIA
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Geografia: storia della geografia cenni storici geografici.
CENNI STORICI GEOGRAFICI
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La storia della geografia

Introduzione
Sono molti i viaggiatori, gli esploratori e i ricercatori scientifici delle più diverse discipline che hanno contribuito a creare una cospicua base di conoscenze sulle varie zone del nostro pianeta, sviluppando così lo studio della geografia. È stato però solamente con la fine del XVII secolo che questo patrimonio di informazioni ha iniziato a essere organizzato in maniera sistematica e, un secolo più tardi, ha portato all'affermazione del concetto moderno di geografia.

  • I primi geografi

  • I primi geografi si dedicarono all'esplorazione di zone sconosciute. Cinesi, egiziani e fenici furono protagonisti di viaggi avventurosi dai quali riportarono la descrizione di luoghi strani e affascinanti. Una delle più antiche rappresentazioni cartografiche della storia è una tavoletta realizzata a Babilonia intorno al 2300 a.C. Già intorno al 1400 a.C. tutte le coste del Mediterraneo erano state esplorate e rilevate in forma di carte. A quell'epoca erano state già esplorate anche le isole britanniche e gran parte delle coste africane. I greci furono i primi ad assicurare al mondo occidentale le cognizioni relative alla forma e alla dimensione della Terra.

    Nel III secolo a.C. il filosofo greco Aristotele fu il primo a intuire la sfericità della Terra.

    Nel III secolo a.C. il filosofo greco Aristotele fu il primo a intuire la sfericità della Terra. Fondò la propria ipotesi sulla considerazione che tutti i corpi tendono a cadere verso un centro comune, sul fatto che la Terra proietta un'ombra circolare sulla Luna durante le eclissi e infine sul fatto che, nel corso di un viaggio diretto da nord a sud, al viaggiatore appaiono nuove costellazioni mentre quelle familiari progressivamente svaniscono. Il geografo greco Eratostene fu il primo a calcolare la circonferenza della Terra.
    I viaggi, le conquiste e la colonizzazione greca nell'area del Mediterraneo assicurarono un'importante raccolta di informazioni di carattere geografico che stimolò l'attività degli scrittori: Strabone produsse un'enciclopedia geografica in diciassette volumi che divenne una preziosa fonte di riferimento per gli strateghi e per gli amministratori dell'impero romano.
    Nel I secolo d.C. l'astronomo Tolomeo propose una nuova rappresentazione cartografica che portò alla creazione degli atlanti. Tolomeo divise l'equatore in 360° e inventò una griglia immaginaria che divideva la superficie terrestre in settori disposti da nord a sud e da est a ovest, rendendo così possibile la localizzazione delle posizioni relative delle masse terrestri, delle isole e dei continenti. Per quanto fosse stato meno accurato nella misurazione della circonferenza della Terra rispetto a Eratostene, Tolomeo contribuì in maniera determinante alla descrizione di quello che era allora il mondo conosciuto. Le sue carte geografiche indicano chiaramente che egli era consapevole dei gravi problemi che si devono affrontare quando si rappresenta un corpo sferico come la Terra su una superficie piana.

  • La geografia nel medioevo

  • Durante il Medioevo, e con la sola eccezione dei vichinghi della Scandinavia, gli europei ridussero notevolmente la loro attività esplorativa. Gli arabi svilupparono invece le conoscenze accumulate da greci e romani esplorando l'Asia e l'Africa. Nel VII secolo il mondo arabo aveva già tradotto i massimi lavori dei geografi greci: tra le grandi figure della geografia araba dobbiamo ricordare Ibn Battuta, soprattutto per la ricchissima narrazione dei suoi lunghi viaggi, e Al-Idrisi, famoso per la precisione delle sue carte.
    I viaggi del veneziano Marco Polo nel XII secolo, le crociate e soprattutto i viaggi esplorativi di spagnoli e portoghesi nei secoli XIV e XV, aprirono nuovi orizzonti e stimolarono il ritorno allo studio della geografia. Nel XIV secolo il principe portoghese Enrico il Navigatore finanziò l'esplorazione delle coste africane e passò alla storia come il padre delle esplorazioni geografiche. Tra i più famosi resoconti di viaggio ricordiamo quelli raccolti in un'opera in più volumi del veneziano Giovanni Battista Ramusio, nel XVI secolo, quelli dell'inglese Richard Hakluyt e di Theodore de Bry. Fu in questo periodo storico, contrassegnato dall'impresa, tra l'altro, di Cristoforo Colombo, e poi dalla circumnavigazione del globo a opera di Magellano, che l'umanità ebbe la prova inconfutabile della sfericità della Terra.

  • La geografia tra il XV e il XVII secolo

  • Uno studio fondamentale nella storia della scienza geografica fu la Geographia generalis (1650) del tedesco Bernhardus Varenius. Varenius divise la geografia in tre rami: forma e dimensioni della Terra, clima, stagioni ed elementi variabili che hanno a che fare con la posizione relativa della Terra e studi comparativi di aree specifiche della superficie terrestre.
    Nel 1625 il geografo inglese Nathaniel Carpenter pubblicò il primo trattato di geografia in lingua inglese. Nei secoli successivi la conoscenza geografica fu arricchita da numerosi altri contributi. Nel corso del XVIII secolo il filosofo tedesco Immanuel Kant favorì l'accesso della geografia nel novero delle scienze esatte.
    Alexander Humboldt e Carl Ritter, entrambi studiosi tedeschi, assicurarono un grande contributo alla geografia teorica nei primi anni del XIX secolo. Instancabile viaggiatore e acutissimo osservatore, Humboldt applicò le sue conoscenze dei processi fisici alla geografia operando una classificazione sistematica e una descrizione comparativa degli elementi geografici osservati sul campo. Autore di numerosi importanti studi geografici derivati dalle sue ricerche nel continente americano, scrisse Kosmos (1845-1862), un trattato in cinque volumi che ancora oggi è ritenuto una delle massime opere geografiche di tutti i tempi.
    Le osservazioni di Ritter, che divergono in parte da quelle di Humboldt, lo spinsero a un approccio regionale della geografia. Insistette nell'analisi comparativa di alcune aree e produsse i diciannove volumi della Die Erdkunde im Verhältnis zur Natur und Geschichte des Menschen (La geografia e il suo rapporto con la natura e la storia dell'uomo, 1822-1859) un'eccellente analisi geografica dell'Asia e dell'Africa.
    Significativo fu anche il contributo di Friedrich Ratzel, autore dell'opera intitolata Anthropogeographie (1882-1891), con cui tentò di dimostrare che la distribuzione degli esseri umani sulla superficie terrestre era stata determinata dagli eventi naturali. Studioso di aree ristrette, Ratzel riteneva di poter trovare in esse le chiavi per spiegare i fenomeni di scala mondiale. Ferdinand von Richthofen e Alfred Hettner svilupparono i lavori dei loro connazionali Humboldt, Ritter e Ratzel inserendoli in un sistema coerente.
    Tra i grandi geografi francesi della fine del XIX secolo va segnalato Paul Vidal de la Blache, che si oppose alla teoria secondo cui l'ambiente influenza le attività dell'uomo e affermò che questi era invece in grado di dominare a suo vantaggio l'ambiente. Egli in tal modo diede un'impronta nuova allo studio della geografia regionale.
    Il XIX secolo fu anche il tempo dell'apparizione delle società geografiche che sorsero negli anni Venti a Parigi, Berlino, Londra (vedi Royal Geographical Society). Nel 1851 fu creata negli Stati Uniti la American Geographical Society, che fu seguita dalla National Geographic Society nel 1888. La prima conferenza geografica internazionale si svolse ad Anversa, nel 1871.

  • La geografia nel XX secolo

  • Nella prima metà del secolo gli studiosi continuarono ad approfondire la geografia tradizionale. Negli anni Cinquanta si verificò una vera e propria rivoluzione: l'impiego di metodi quantitativi si impose con una rapidità straordinaria e portò i geografi a ricercare le applicazioni pratiche per i loro studi.
    I metodi quantitativi risultarono particolarmente utili per l'applicazione della teoria della localizzazione, un indirizzo della geografia che studia i fattori che influenzano la collocazione di elementi geografici come le città. Introdotta all'inizio del XIX secolo da Heinrich von Thünen, la teoria della localizzazione fu sviluppata successivamente da Walter Christaller.
    Negli anni Sessanta la geografia aveva sviluppato diverse scuole di pensiero aprendosi poi, in particolare, alle istanze umanistiche (sociologiche, antropologiche, psicologiche, percettive ecc.), che hanno arricchito i suoi campi d'indagine. A partire dagli anni Settanta i diversi metodi di ricerca sono stati utilizzati contemporaneamente accanto alle nuove tecnologie che hanno trasformato rapidamente le metodologie dello studio geografico.
    L'impiego sistematico dei computer ha avuto inizio fin dagli anni Sessanta, con la creazione da parte del governo canadese del primo Sistema Informativo Geografico (GIS) che, riprodotto in diversi paesi del mondo, ha permesso lo scambio e l'analisi di cospicue masse di dati.

    La geografia storica

    Studio dell'evoluzione degli spazi geografici e dei loro confini. Disciplina coltivata soprattutto in Francia, deriva dalla storia diplomatica e militare e nasce con l'opera di Mirot, Geografia storica della Francia (1947). La sua evoluzione ha risentito delle innovazioni nel campo degli studi geografici: la geografia regionale di Jean Chalot e Philippe Pinchemel, la geopolitica di Yves Lacoste. Culmine di questa evoluzione è l'opera di Xavier de Planhol, Geografia storica della Francia (1988). Anche il saggio di Braudel sul Mediterraneo, inconcepibile senza la costruzione di un preciso quadro geografico, si colloca idealmente in questo ambito.
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